Monday, May 25, 2009

 

Senza titolo

Domani è un altro giorno (Ornella Vanoni)

http://www.youtube.com/watch?v=jRz7kzgnYB8

E' uno di quei giorni che
ti prende la malinconia,
che fino a sera non ti lascia più.
La mia fede è troppo scossa, ormai,
ma prego e penso fra di me:
"Proviamo anche con Dio... non si sa mai."
E non c'è niente di più triste
in giornate come queste
che ricordare la felicità.
Sapendo già che è inutile,
ripetere "Chissà? Domani è un altro giorno, si vedrà."


E' uno di quei giorni in cui
rivedo tutta la mia vita...
...bilancio che non ho quadrato mai!
Posso dire d'ogni cosa
che ho fatto a modo mio,
ma con che risultati
non saprei.
E non mi sono servite a niente
esperienza e delusioni;
e se ho promesso, non lo faccio più.

Ho sempre detto in ultimo:
"Ho perso ancora, ma...
...domani è un altro giorno, si vedràààà."

E' uno di quei giorni che tu non hai conosciuto mai,
BEATA TE, sì, BEATA TEEEEEEE!!!!
Io di tutta un'esistenza, spesa a dare, dare, dare...
...non ho salvato niente, neanche te.

Ma nonostante tutto,
io non rinuncio a credere,
che tu potresti
ritornare qui;
e come tanto tempo fa,
io ripeto "Chi lo sa? Domani è un altro giorno, si vedrààà"

E oggi non m'importa
della stagione morta,
per cui rimpianti adesso non ho più
e come tanto tempo fa, io ripeto "Chi lo sa? Domani è un altro giorno, si vedrà."
Domani è un altro giorno si vedrà.
Domani è un altro giorno si vedràààà.

Wednesday, April 15, 2009

 

Terremoto, bilanci e polemiche

Altro post sul terremoto in abruzzo, l'ultimo a caldo. Le vittime sono salite a 297, ma ci sono ancora 34 dispersi. Gli sfollati sono 34.000 e solo il 53% delle abitazioni a L'Aquila potrà tornare agibile. Un disastro, insomma. Adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e di capire perché è successo tutto questo. Le opinioni e le posizioni a riguardo sono molteplici, io per il momento non ne ho una mia perché le mie fonti (amicizie in loco - ndr) sono troppo coinvolte; eventualmente ne scriverò più avanti. Tra tutte le voci che si stanno sovrapponendo, mi ha colpito l'articolo di un giovane giornalista siciliano, Giacomo Di Girolamo, che ha scritto un pezzo tanto provocatorio -o almeno spero che solo questo fosse il suo intento- quanto scomodo. Gran parte delle cose che ha scritto non le condivido (a cominciare dal titolo che ha scelto - ndr), ma ha il mio rispetto per il coraggio e la civiltà che ha dimostrato e, soprattutto, merita di essere letto: le censure preconcette non mi piacciono e quindi copio/incollo il suo articolo. "Non condivido quello che dici, ma darò la vita affinché tu lo possa dire." - Voltaire.
Buona lettura. ;-)
MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO...(di GIACOMO DI GIROLAMO)
"Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare. Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro. Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella. C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2, al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente? Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte. Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva! Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è. Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente. Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo. Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto. Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto. Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto. Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia. Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know how del Sol Levante fosse solo un’esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico. E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d’altronde."
Giacomo Di Girolamo

Monday, April 06, 2009

 

Terremoto

Ho tanti amici e affetti in Abruzzo. L'istinto stanotte mi voleva portare in quei luoghi per dare una mano, ma ho rispettato il diktat della Protezione Civile che invita a non occupare le strade. Ci sono già tanti volontari e professionisti che si stanno prodigando per aiutare le popolazioni colpite da questa tragedia: oltre 150 morti (tra cui vari bambini - ndr), più di 100.000 persone sfollate, centinaia di dispersi; ed è un bilancio ancora provvisorio. Ringrazio chi sta scavando con le mani per liberare i feriti sepolti sotto le macerie e quanti stanno compiendo anonimi atti di eroismo a favore di perfetti sconosciuti: tra poco è Pasqua, ma gli angeli sono già arrivati in Abruzzo. Insieme a una Croce difficile da portare per tutti. Io stamattina ho donato il sangue; invito tutti a fare lo stesso, magari seguendo le istruzioni di questo link http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?id=51&sub=2&lang=it
Ce ne sarà bisogno, purtroppo.
Questi sono alcuni riferimenti per coloro che volessero inviare aiuti alle popolazioni terremotate dell'abruzzo, che sono riuscite a sopravvivere: CARITAS ITALIANA C/C POSTALE N.347013 oppure tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA SPA IBAN IT38 K03002 05206 000401120727 oppure ancora tramite INTESA SAN PAOLO, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
• Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma – Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
• CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 [orario d’ufficio].
Inoltre è possibile inviare 1 EURO tramite sms al 48580 numero unico da tutti gli operatori.
Se volete offrire disponibilità di alloggio per ospitare gli sfollati, l'UDU sta cercando posti letto: telefonare allo 06.43411763 oppure scrivere a organizzazione@udu.it
Se volete proporvi come volontari da tutta Italia, telefonare alla protezione civile nazionale 06.68201

Tuesday, March 03, 2009

 

Memories

Torno a scrivere del mio viaggio negli Usa della scorsa estate, come avevo promesso, e lo faccio con un nodo in gola. Sembra passato un secolo dalla serenità di quei giorni itineranti, con le ali spiegate e il cuore leggero. Il tramonto di questo post è quello di Flagstaff (Arizona - ndr), una cittadina di poche migliaia di abitanti, molti dei quali di stirpe Navaho, che si trova a meno di 100 chilometri dal meraviglioso Gran Canyon. Un'oasi di bellezza naturale, di silenzio, di sole, di aria pura e, soprattutto, di colori unici al mondo. Un esempio? Il fiume che gli indiani Navaho avevano consacrato a loro "linfa vitale" venne chiamato Colorado proprio per la varietà di sfumature ambrate che caratterizzavano il suo fondo; e ancora: la cittadina di Amarillo, nel vicino Texas, fu battezzata così dai colonizzatori spagnoli (che cacciarono i Navaho - ndr) per le terre gialle (amarillo in spagnolo significa giallo - ndr) di stupefacente bellezza che avevano indotto -spesso erroneamente- migliaia di pionieri a trasformarsi in cercatori d'oro. Quanti sogni racchiusi in poche centinaia di chilometri! E quanta magia in quei luoghi così selvaggi, eppure ancora conservati con civilissimo rispetto delle tradizioni degli avi. God bless America: questa notte mi sento un po' pioniere anch'io. ;-)

Saturday, January 17, 2009

 

E se domani

Ho fatto di necessità virtù: sono stati due mesi intensi quelli appena trascorsi e, soprattutto, sono stati due mesi scomodi, ingombranti, pieni di domande a cui non sapevo rispondere. Dicembre, notoriamente il mese dei bilanci, quest'anno ha appesantito la sua presenza con il mio quarantesimo compleanno; mentre gennaio, altrettanto famoso per essere il mese dei buoni propositi, mi poneva questioni di pragmatico realismo e per questo è stato deliberatamente ignorato. Non v'inganni la data di pubblicazione di questo post, nella mia testa sto scrivendo in febbraio, mese molto più rilassato e leggero, tra le cui maschere carnevalesche -per una volta- mi sento a mio agio. Quanto sta accadendo nel resto del mondo non mi è indifferente, anzi: vorrei prendere la valigia e partire, per parlare, capire o solo emozionarmi di una disperazione che sa di rabbia e di solitudine, senza attribuzione di colpe specifiche; ma tutto questo dinamismo non si addice ai ritmi lenti delle giornate afasiche accanto a mio padre, che riesce a riempire il mio essere vivo solo con qualche estemporaneo, talvolta lucido, sorriso. E se mesi fa vi ho descritto le mie sensazioni di viaggio attraverso gli oltre 10.000 km della latitudine americana (ci ritornerò in un successivo post, prometto - ndr) con dovizia di particolari, oggi non saprei fare altrettanto perché il viaggio che sto intraprendendo in questo periodo è intensamente vissuto nelle spigolature dell'animo umano, l'abisso più profondo e misterioso che esista. Dunque non stupitevi più della signora nella foto se vi scrivo che mi sono riavvicinato al mio blog sospinto dalle note di una canzone di Mina, più che da un concreto desiderio di inaugurare il 2009; e soprattutto ispirato da una strofa: "[...] E se domani, e sottolineo se, all'improvviso io perdessi te, avrei perduto il mondo intero...non solo te."

Tuesday, November 18, 2008

 

Narciso Vanesi

Quanti ne conosciamo? Ci sarebbe da scrivere un elenco telefonico sugli emuli di questo improbabile personaggio, ma non è questo che mi prefiggo con questo post novembrino ispirato dall'amico "milanese" Baol. M'interessa ricordare, invece, che la comunicazione passa solo in minima parte dal contenuto delle parole, mentre massima è l'importanza della comunicazione paraverbale (i toni usati - ndr) e corporea (la postura che abbiamo e il linguaggio del corpo - ndr). E poi, con grande leggerezza, mi fa piacere poter rendere omaggio a uno dei miei attori preferiti da sempre, Gigi Proietti. Godetevelo mentre declama "Il Lonfo".

Il Lonfo

Il lonfo
non vaterca
negluisce.
E molto raramente barigatta.
ma quando soffia il bego,
abisce ebisce...
...sdilenca un poco
e ignagio sarchipatta.

E' frusco, il lonfo,
e pieno di lupigna:
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi, ti sbiduglia e t'arrupigna;
se lugri,
ti botalla...
...e ti crivent.

Eppure il vecchio lonfo ammargelluto,
che bede e zucchia e fonca nei trombazzi,
fa l'egica abusia
e fa gisbuto.
E quasi quasi, in segno di smerdazzi,
gli arrafferesti il niffo!!!

Ma lui,
zuto,
t'alloppa...
...ti sbernecchia...
...E tu,
l'accazzi.

(Fosco Maraini)

Saturday, October 11, 2008

 

Storia di Rita, siciliana coraggiosa

Il nostro quotidano è il risultato delle lotte dei nostri padri e di chi ci ha preceduto, benché talvolta ce lo dimentichiamo e lo diamo per scontato. Eppure sono tante le storie di eroismo che ci passano accanto ogni giorno: la vicina che usa la sua pensione per comprare il cibo per i gatti randagi del proprio quartiere; il conducente di autobus che entra in servizio 25 minuti prima (senza essere pagato - ndr), per avere l'opportunità di prelevare il ragazzo handicappato che altrimenti non potrebbe andare a scuola; lo studente che ascolta di notte le lezioni che ha registrato in università, perché dopo aver frequentato non va a fare l'aperitivo con gli amici ma lavora in nero per aiutare la madre malata e vedova... Ognuno ha un suo dramma, una sua croce. Era così anche per Rita, giovane ragazza costretta a crescere velocemente a causa della malavita. Il suo cognome, Atria, era sinonimo di mafia così come per un altro suo eroico conterraneo (Peppino Impastato - ndr), eppure lei voleva liberarsi di quel marchio e costruire un quotidiano migliore per lei e per la sua terra, e nel suo diario scriveva: "Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci." Dunque scelse di sacrificare la sua vita e i suoi 17 anni per rivelare tutto quel che sapeva sulla mafia a un giudice (Paolo Borsellino - ndr) che stava provando davvero a cambiare le cose. E quando quel giudice fu ucciso, lei, a soli 18 anni, tolse il disturbo e si uccise, per evitare che le ritorsioni della mafia potessero colpire la sua famiglia e i suoi affetti. Tuttavia, il suo idealismo e il suo martirio non commossero quegli affetti di cui si preoccupava, e il giorno del funerale la sua bara si mosse da sola tra le vie del suo paese che tanto amava... La storia di Rita Acria, suicida a una settimana dalla strage di Via Amelio è raccontata in un film molto bello e commovente: "Diario di una siciliana ribelle" del regista Marco Amenta. Il film è quasi introvabile nelle videoteche (chissà come mai... - ndr), ma racconta una storia che merita di essere conosciuta.
E ricordata con gratitudine.
Questo è l'indirizzo del sito a lei dedicato, da oggi tra quelli che consiglio --> www.ritaatria.it

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