Wednesday, April 14, 2010

 

Non dimenticatemi

Reduce dall'ascolto della mia canzone preferita ("Più su" di Renato Zero, ndr), ho pensato di dividere con voi il motivo di tanta discontinuità; anche perché ormai era diventato come il segreto di Pulcinella, che tutti conoscono e che tutti fanno finta di non conoscere: mio padre è malato di Alzheimer e io ho scelto di rimanergli accanto, sacrificando molto del mio tempo. Solo per questo, sono un po' scomparso dal mio blog e dai vostri conseguentemente. Vi ringrazio per quanto mi date con il vostro appoggio virtuale e la vostra amicizia, perché non sono così forte come questa situazione richiederebbe. E vi assicuro che ogni mia giornata è un viaggio nell'ignoto... Grazie a tutte/i. ;-)

Morbo di Alzheimer

Cos'è
La malattia di Alzheimer è la più comune causa di demenza; ci sono, però numerosi altri tipi di demenza. Tra il 50 e il 70% delle persone affette da demenza soffrono di malattia di Alzheimer, un processo degenerativo, che lentamente e progressivamente distrugge le cellule del cervello. Prende il nome da Aloïs Alzheimer, un neurologo tedesco che nel 1907 descrisse per primo i sintomi e gli aspetti neuropatologici della malattia di Alzheimer, come le placche senili e i viluppi neuro-fibrillari del cervello. Il Morbo di Alzheimer è quindi una malattia che colpisce la memoria e le funzioni mentali (ad es. del pensare, del parlare, ecc.), ma che può causare anche altri problemi, quali confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.

I primi sintomi, come la difficoltà a ricordare e la perdita delle capacità intellettive, possono essere così lievi da passare inosservati, sia all'interessato sia ai familiari e agli amici. Ma, col progredire della malattia, i sintomi diventano sempre più percettibili, e cominciano a interferire col lavoro di routine e con le attività sociali. Le difficoltà pratiche nelle più comuni attività quotidiane, come quella di vestirsi, lavarsi o andare alla toilette, diventano a poco a poco così gravi da determinare, col tempo, la completa dipendenza dell'individuo da altre persone. La malattia di Alzheimer non è né infettiva né contagiosa. Tuttavia è una malattia terminale, che causa un inesorabile deterioramento generale della salute. La causa più comune di morte è la polmonite, perché il progredire della malattia porta a un deterioramento del sistema immunitario e alla perdita di peso, accrescendo il pericolo di infezioni della gola e dei polmoni.

Nel passato, si tendeva a usare l'espressione "malattia di Alzheimer" in riferimento a una forma di demenza pre-senile, come contrapposto alla demenza senile. Tuttavia, l'opinione attualmente più comune è che la malattia colpisca sia persone al di sotto dei 65 anni di età sia persone al di sopra dei 65 anni. Di conseguenza, oggi ci si riferisce spesso alla malattia come a una demenza di Alzheimer del tipo senile o pre-senile, a seconda dell'età della persona colpita.

Fattori di rischio
In base a confronti di grandi gruppi tra persone con la malattia di Alzheimer e altre che non hanno sviluppato la malattia, i ricercatori prospettano un certo numero di fattori di rischio. Ciò significa che alcune persone hanno maggiori probabilità di contrarre la malattia rispetto ad altre. Tuttavia, è improbabile che si possa far risalire la malattia ad un'unica causa. E' più probabile che sia un insieme di fattori, con incidenza diversa di fattori particolari da persona a persona, a determinarne lo sviluppo.
Età: Circa una persona su venti tra quelle che hanno superato i 65 anni di età, e meno di una persona su mille al di sotto di tale età, sono affette dalla malattia di Alzheimer. Quindi è importante rilevare che, se è innegabile che col passare degli anni le persone tendono alla smemoratezza, tuttavia la stragrande maggioranza degli individui sopra gli ottant'anni sono intellettualmente svegli. Il che significa che, sebbene le probabilità di contrarre la malattia di Alzheimer crescano con gli anni, la vecchiaia di per sé stessa non è causa di tale malattia. Nondimeno, dati recenti sembrano suggerire che problemi legati all'età, come l'arteriosclerosi, possano essere fattori importanti. Inoltre, poiché le persone vivono ora più a lungo che nel passato, il numero di persone affette da malattia di Alzheimer o da altre forme di demenza probabilmente aumenterà.

Sesso. Da alcuni studi risulta che il numero di donne affette da tale malattia è sempre stato superiore al numero degli uomini. Tuttavia, tale dato può essere ingannevole, perché le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini. Il che significa che, a parità di durata della vita e in assenza di altre cause di morte, il numero di uomini affetti da malattia di Alzheimer equivarrebbe al numero delle donne.

Fattori genetici. In un numero estremamente limitato di famiglie, la malattia di Alzheimer si presenta col carattere di malattia genetica dominante. I membri di tali famiglie possono ereditare da uno dei genitori la parte di DNA (struttura genetica, ndr) che causa tale malattia. Mediamente, la metà dei figli di un genitore malato erediterà la malattia. Per i componenti della famiglia che contrarranno l'Alzheimer, l'inizio della malattia tende a porsi a un'età relativamente bassa: di norma, tra i 35 e i 60 anni. Nell'ambito della stessa famiglia, l'età d'inizio è discretamente costante. Inoltre è stato scoperto un legame tra malattia di Alzheimer e il cromosoma 21. Poiché la sindrome di Down è causata da un'anomalia di questo cromosoma, i soggetti affetti da sindrome di Down hanno maggiori probabilità di sviluppare la malattia di Alzheimer, se raggiungeranno la mezza età, pur non manifestando l'intera gamma dei sintomi.

Traumi cranici. Ci sono fondati motivi per ritenere che una persona che ha subìto un violento colpo alla testa possa essere a rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Il rischio è maggiore se al momento del colpo la persona ha più di cinquant'anni, ha un gene specifico (apoE4) e ha perso conoscenza subito dopo il colpo.

Altri fattori. Non esiste nessuna prova definitiva che un particolare gruppo di persone abbia maggiori o minori probabilità di sviluppare l'Alzheimer. Razza, professione, situazione geografica e socioeconomica non sono fattori determinanti della malattia. Tuttavia, c'è una crescente evidenza che le persone con un più alto livello culturale hanno minori probabilità di sviluppare la malattia di quelle con un più basso livello culturale.

Il fattore ereditario.
La malattia di Alzheimer non è normalmente ereditaria. La causa non è quindi da ricercarsi nel proprio patrimonio genetico. Anche se in passato la diagnosi di malattia di Alzheimer è stata formulata per diversi membri della stessa famiglia, questo non significa che necessariamente un membro di quella famiglia svilupperà la malattia, poiché nella maggioranza dei casi essa non ha origine genetica. Tuttavia, trattandosi di una malattia comune tra gli anziani, non è insolito che due o più persone sopra i 65 anni appartenenti alla stessa famiglia ne siano colpite.

Che ci siano o no altri componenti della famiglia con la malattia di Alzheimer, il rischio di contrarre la malattia a un certo punto della vita può riguardare chiunque. Tuttavia, è nota ora l'esistenza di un gene che può influenzare questo rischio. Questo gene si trova nel cromosoma 19, ed è responsabile della produzione di una proteina chiamata apolipoproteina E (ApoE). Esistono tre tipi principali di tale proteina, uno dei quali (l'ApoE4), sebbene poco comune, rende più probabile che si verifichi la malattia. Non ne è beninteso la causa, ne aumenta soltanto le probabilità. Per esempio, una persona di cinquant'anni avrebbe 2 probabilità su 1000 di sviluppare la malattia invece del consueto 1 su 1000, ma può nella realtà non svilupparla mai. Soltanto nel 50% dei malati di Alzheimer si trova la proteina ApoE4, e non tutti coloro che presentano tale proteina soffrono della malattia.

I sintomi della malattia.
Perdita di memoria. La perdita della memoria può avere molteplici conseguenze sulla vita quotidiana, determinando problemi nella comunicazione, rischi di pericolo, problemi comportamentali. Per capire meglio come la memoria venga intaccata dalla demenza, è utile considerare i diversi tipi di memoria.

1. Memoria episodica: è il tipo di memoria che permette di ricordare eventi della vita, dai più generici ai più personali. Nell'ambito della memoria episodica, si distingue la memoria recente (che registra avvenimenti verificatisi entro l'ultima ora) e la memoria remota (che registra fatti avvenuti più di un'ora fa). Le persone affette da malattia di Alzheimer all'inizio della malattia sembrano non avere difficoltà a ricordare eventi lontani, ma possono, per esempio, dimenticare quello che hanno fatto cinque minuti prima. I ricordi di eventi lontani, anche se non particolarmente incisivi, tendono a interferire con le attività del presente. Questo può talvolta portare il malato a riprendere consuetudini del passato, che non hanno più attinenza con la situazione presente.

2. Memoria semantica: questa categoria riguarda la memoria del significato delle parole, per esempio il significato della parola fiore, o della parola cane. A differenza della memoria episodica, non ha carattere personale, ma è piuttosto comune a tutti coloro che parlano la stessa lingua. In pratica è la comprensione unanime del significato delle parole, quella che permette alle persone di fare conversazioni che hanno un senso. Poiché la memoria episodica e quella semantica non sono localizzate nella stessa parte del cervello, l'una può risultare compromessa e l'altra no.

3. Memoria procedurale: è la memoria di come si svolge un'azione sia fisica sia mentale, per esempio come si usano coltello e forchetta o come si gioca a scacchi. La perdita della memoria procedurale porta a difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane quali il vestirsi, il lavarsi o il cucinare. Essa include comportamenti che sono diventati automatici. Per questa ragione, pazienti che hanno difficoltà a trovare le parole possono ancora cantare discretamente: la loro memoria procedurale è ancora intatta, mentre la memoria semantica (il significato delle parole, ndr) è rimasta compromessa.

Aprassia / Afasia / Agnosia

1. Aprassia. Questo è il termine usato per descrivere l'incapacità di eseguire movimenti volontari e finalizzati, nonostante che forza muscolare, sensibilità e coordinazione siano rimaste intatte. In termini di vita quotidiana questo può significare incapacità di allacciarsi le scarpe, di svitare un tappo, di abbottonarsi, di accendere la radio, etc.

2. Afasia. Questo è il termine usato per descrivere la difficoltà, o la perdita della capacità, di parlare o di capire il linguaggio parlato, scritto o dei segni, che deriva dal deterioramento del corrispondente centro nervoso. Questo disturbo può evidenziarsi in diversi modi: può comportare la sostituzione di una parola con altra di significato diverso ma della stessa famiglia (ad es. ora invece di orologio); oppure l'impiego di una parola sbagliata, ma dal suono simile a quella giusta (es. zuccotto invece di cappotto); o ancora di una parola completamente diversa e senza alcun legame apparente con quella giusta. Se si accompagna all'ecolalìa (la ripetizione involontaria di parole o frasi dette da un'altra persona, ndr) e alla ripetizione costante di una parola o di una frase, il risultato può essere una forma di discorso di difficile comprensione, o una specie di gergo.

3. Agnosia. Questo è il termine usato per indicare la perdita della capacità di riconoscere gli oggetti e l'uso cui sono destinati. Per esempio, una persona affetta da agnosia può tentare di usare una forchetta invece del cucchiaio, una scarpa al posto di una tazza o un temperino invece della matita, e così via. In riferimento alle persone, può venire meno la capacità di riconoscerle, non per causa della perdita di memoria, ma piuttosto come risultato della mancata elaborazione da parte del cervello dell'identità di una persona in base alle informazioni fornite dalla vista.

Comunicazione. Le persone affette da malattia di Alzheimer hanno difficoltà sia a formulare sia a capire il linguaggio, il che a sua volta è causa di altri problemi. Molti pazienti perdono anche la capacità di leggere e la capacità di interpretare i segnali.

Alterazioni della personalità. I malati di Alzheimer possono comportarsi in modo totalmente diverso dalla loro indole. Un individuo che è sempre stato tranquillo, gentile e cordiale può comportarsi in modo aggressivo e volgare. Cambiamenti d'umore bruschi e frequenti sono comuni.

Comportamento. Un sintomo frequente nel malattia di Alzheimer è il vagabondare, che può essere diurno o notturno. Diverse possono essere le cause che spingono il malato a vagabondare, ma, data la difficoltà di comunicazione, è spesso impossibile scoprirle. Altri sintomi interessano il comportamento, quali l'incontinenza, l'aggressività e il disorientamento spazio-temporale.

Mutamenti fisici. Può verificarsi una perdita di peso, nonostante la normale assunzione di cibo; questo si verifica anche perché il malato si dimentica di masticare o non sa più come deglutire, specialmente negli ultimi stadi della malattia. Un'altra conseguenza del malattia di Alzheimer è il deperimento muscolare, e una volta costretto a letto il malato può sviluppare piaghe da decubito. Più l'età avanza, più queste persone diventano vulnerabili alle infezioni. In conseguenza di tale accresciuta vulnerabilità, molti malati di Alzheimer muoiono di polmonite.

fonte Alzheimer Europe
www.alzheimer-europe.org

Thursday, January 14, 2010

 

Memoria corta

Nel decimo anniversario della sua morte, il mio primo post di questo 2010 è un atto di rispetto verso un uomo, di cui ho visto l'ascesa e la caduta. Un uomo intelligente, abile, acuto, forte e carismatico; oltre che un magnifico politico, secondo il mio modesto parere. In questi giorni a Milano si sta discutendo dell'ipotesi d'intitolare a Bettino Craxi una Via o un parco di Milano, ma molti miei concittadini sembrano ricordare la sua figura solo per Tangentopoli o per la fontana scomparsa davanti al Castello Sforzesco. La crisi economica? Colpa di Craxi! Il buco nell'ozono? Colpa di Craxi! La corruzione in politica? Inventata da Craxi! Sembra che tutti i mali dell'era moderna siano attribuibili a due sole figure storiche: Giuda e Craxi. La storia, si sa, ha bisogno di eroi, di martiri e di capri espiatori, però non mi sembra giusto colpevolizzare oltremodo uno dei più grandi statisti italiani del dopo guerra; con tutti gli errori che può aver commesso. Ho due ricordi personali di Ghino di Tacco (lo pseudonimo con cui firmava i suoi articoli, ndr), legati alla mia adolescenza trascorsa nello stesso Liceo della figlia Stefania, che però non conosco. La prima volta che lo incrociai, davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, avevo 14 anni; volevo stringergli la mano ma, per poco, non me la ritrovai spezzata dall'intervento di uno degli uomini della sua scorta che avevano male interpretato il mio gesto di saluto. Lui comprese le mie intenzioni pacifiche e, quasi a volersi scusare dell'irruenza del suo angelo custode, mi "fotografò" con lo sguardo e mi fece un mezzo sorriso. L'anno dopo, quando era già Presidente del Consiglio, lo incrociai nuovamente -stavolta senza scorta- nell'atrio del Berchet, dove probabilmente si era recato per parlare con qualche professore di Stefania. Stessa scena, ma stavolta senza traumi distorsivi del mio polso e, anzi, con una battuta inaspettata "Mi ricordo di lei." e un saluto quasi affettuoso. In quel periodo storico, io ero più vicino alle posizioni dei Radicali di Pannella, ma mi venne da fargli i complimenti per quanto stava facendo e mi congedai dicendogli: "Se gl'italiani stanno rialzando la testa in Europa è merito suo!". Lui parve sorpreso da quella mia frase, però mi chiese il nome e mi disse: "Lei è un ragazzo intelligente, Alberto." (Sì, si rivolse a me dandomi del "lei" - ndr) Punto. Non lo incrociai più da vivo, ma un paio d'anni fa visitai la sua tomba ad Hammamet (Tunisia, ndr), dove mi trovavo per una breve vacanza, e piansi... Alle volte si confonde la giustizia col giustizialismo, dimenticando le difficoltà storiche che ci hanno portato alla democrazia attuale, passando dagli Anni di Piombo all'epoca delle "convergenze parallele". Non è mia intenzione minimizzare le vicende di Tangentopoli, ma spero che la Storia sappia vedere nella giusta luce il lavoro del Craxi politico, che ricordo con gratitudine per quanto ha fatto per l'Italia; e a cui porgo un ideale garofano rosso.

Tuesday, November 10, 2009

 

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Back in town? Non ancora, ma non me la sentivo di lasciar morire questo spazio di dialogo con amicizie virtuali che talvolta hanno saputo essermi vicino più di quelle reali. La foto è eloquente: il momento è ancora complicato, poco comprensibile e vagamente mistico. Talvolta mi rifugio nel silenzio e nella preghiera, altre volte mi proteggo tra chi mi accetta per quello che sono e mi dimostra amicizia da sempre. Avevo promesso che avrei ripreso a scrivere quando avessi potuto condividere solo momenti belli, ma ha prevalso la voglia di battere un colpo e farvi sapere che sono in trincea; e che non mi sono dimenticato di voi. Nei prossimi giorni passerò a salutarvi, una per uno, sui vostri spazi virtuali. Lo farò con il rispetto e l'amicizia che mi avete sempre dimostrato in questi mesi, senza chiedere nulla in cambio e senza sottolineare esageratamente le mie fragilità, che sono tante. Questa estate ho pianto due amici, più giovani di me, mancati improvvisamente per un incidente di moto senza responsabilità da parte loro; pochi giorni fa ho salutato Alda Merini, stella polare dei miei momenti blu più recenti e luminoso esempio di umanità senza sovrastrutture. Qual è il senso della sopravvivenza a chi si ama e si considera migliore di noi? L'ho chiesto a intellettuali e religiosi, mi hanno risposto in modo simile: la logica della vita appartiene a Dio, noi dobbiamo trasformare in energia l'amore e gli insegnamenti che abbiamo metabolizzato. Amen, ma navigare in questo mare con la sensazione di non conoscere la rotta è terribilmente difficile... Salvate le nostre anime!

Monday, July 06, 2009

 

Arrivederci a settembre

Qualcuno dice che ho la tendenza a parlare come un giornalista, altri che rubo le idee creative come il più mediocre dei copywriter. Hanno ragione tutti; e questo post con cui vi saluto ne è la prova: l'idea è stata copiata dall'amico di Jambella, Krepa; il contenuto da un telegiornale d'annata. Non c'è notizia, solo la voglia di dirvi che tornerò a scrivere sul mio blog dopo l'estate. Passerò a salutarvi singolarmente, perché ognuno di voi è unico e speciale per me: grazie ancora per la vostra amicizia e l'affetto che mi dimostrate costantemente. Vi lascio un pensiero che condivido e che spero di riuscire a fare mio. E non solo in estate. ;-)
"Le passioni sono i soli oratori che persuadono sempre: il più semplice degli uomini che nutra una passione è più convincente del più eloquente che ne sia privo." (François de La Rochefoucauld)

Monday, May 25, 2009

 

Senza titolo

Domani è un altro giorno (Ornella Vanoni)

http://www.youtube.com/watch?v=jRz7kzgnYB8

E' uno di quei giorni che
ti prende la malinconia,
che fino a sera non ti lascia più.
La mia fede è troppo scossa, ormai,
ma prego e penso fra di me:
"Proviamo anche con Dio... non si sa mai."
E non c'è niente di più triste
in giornate come queste
che ricordare la felicità.
Sapendo già che è inutile,
ripetere "Chissà? Domani è un altro giorno, si vedrà."


E' uno di quei giorni in cui
rivedo tutta la mia vita...
...bilancio che non ho quadrato mai!
Posso dire d'ogni cosa
che ho fatto a modo mio,
ma con che risultati
non saprei.
E non mi sono servite a niente
esperienza e delusioni;
e se ho promesso, non lo faccio più.

Ho sempre detto in ultimo:
"Ho perso ancora, ma...
...domani è un altro giorno, si vedràààà."

E' uno di quei giorni che tu non hai conosciuto mai,
BEATA TE, sì, BEATA TEEEEEEE!!!!
Io di tutta un'esistenza, spesa a dare, dare, dare...
...non ho salvato niente, neanche te.

Ma nonostante tutto,
io non rinuncio a credere,
che tu potresti
ritornare qui;
e come tanto tempo fa,
io ripeto "Chi lo sa? Domani è un altro giorno, si vedrààà"

E oggi non m'importa
della stagione morta,
per cui rimpianti adesso non ho più
e come tanto tempo fa, io ripeto "Chi lo sa? Domani è un altro giorno, si vedrà."
Domani è un altro giorno si vedrà.
Domani è un altro giorno si vedràààà.

Wednesday, April 15, 2009

 

Terremoto, bilanci e polemiche

Altro post sul terremoto in abruzzo, l'ultimo a caldo. Le vittime sono salite a 297, ma ci sono ancora 34 dispersi. Gli sfollati sono 34.000 e solo il 53% delle abitazioni a L'Aquila potrà tornare agibile. Un disastro, insomma. Adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e di capire perché è successo tutto questo. Le opinioni e le posizioni a riguardo sono molteplici, io per il momento non ne ho una mia perché le mie fonti (amicizie in loco - ndr) sono troppo coinvolte; eventualmente ne scriverò più avanti. Tra tutte le voci che si stanno sovrapponendo, mi ha colpito l'articolo di un giovane giornalista siciliano, Giacomo Di Girolamo, che ha scritto un pezzo tanto provocatorio -o almeno spero che solo questo fosse il suo intento- quanto scomodo. Gran parte delle cose che ha scritto non le condivido (a cominciare dal titolo che ha scelto - ndr), ma ha il mio rispetto per il coraggio e la civiltà che ha dimostrato e, soprattutto, merita di essere letto: le censure preconcette non mi piacciono e quindi copio/incollo il suo articolo. "Non condivido quello che dici, ma darò la vita affinché tu lo possa dire." - Voltaire.
Buona lettura. ;-)
MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO...(di GIACOMO DI GIROLAMO)
"Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare. Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro. Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella. C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2, al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente? Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte. Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva! Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è. Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente. Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo. Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto. Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto. Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto. Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia. Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know how del Sol Levante fosse solo un’esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico. E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d’altronde."
Giacomo Di Girolamo

Monday, April 06, 2009

 

Terremoto

Ho tanti amici e affetti in Abruzzo. L'istinto stanotte mi voleva portare in quei luoghi per dare una mano, ma ho rispettato il diktat della Protezione Civile che invita a non occupare le strade. Ci sono già tanti volontari e professionisti che si stanno prodigando per aiutare le popolazioni colpite da questa tragedia: oltre 150 morti (tra cui vari bambini - ndr), più di 100.000 persone sfollate, centinaia di dispersi; ed è un bilancio ancora provvisorio. Ringrazio chi sta scavando con le mani per liberare i feriti sepolti sotto le macerie e quanti stanno compiendo anonimi atti di eroismo a favore di perfetti sconosciuti: tra poco è Pasqua, ma gli angeli sono già arrivati in Abruzzo. Insieme a una Croce difficile da portare per tutti. Io stamattina ho donato il sangue; invito tutti a fare lo stesso, magari seguendo le istruzioni di questo link http://www.ministerosalute.it/dettaglio/pdPrimoPiano.jsp?id=51&sub=2&lang=it
Ce ne sarà bisogno, purtroppo.
Questi sono alcuni riferimenti per coloro che volessero inviare aiuti alle popolazioni terremotate dell'abruzzo, che sono riuscite a sopravvivere: CARITAS ITALIANA C/C POSTALE N.347013 oppure tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA SPA IBAN IT38 K03002 05206 000401120727 oppure ancora tramite INTESA SAN PAOLO, via Aurelia 796, Roma – Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
• Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma – Iban: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
• Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
• CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 [orario d’ufficio].
Inoltre è possibile inviare 1 EURO tramite sms al 48580 numero unico da tutti gli operatori.
Se volete offrire disponibilità di alloggio per ospitare gli sfollati, l'UDU sta cercando posti letto: telefonare allo 06.43411763 oppure scrivere a organizzazione@udu.it
Se volete proporvi come volontari da tutta Italia, telefonare alla protezione civile nazionale 06.68201

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